La storia e’ iniziata due anni prima, quando la Direzione delle Dogane organizza un incontro degli spedizionieri doganali con una misteriosa coppia di “esperti” un georgiano proveniente dalle locali dogane ed un americano che si dichiarava essere un consulente della Banca Mondiale, i quali hanno illustrato alla platea di agenti doganali albanesi quanto bene funzionasse il modello delle Dogane georgiane, basato su un’unica agenzia doganale che da sola svolgeva le pratiche per ognuno degli importatori.
Molti degli intervenuti, in rappresentanza di oltre 2.000 lavoratori privati del settore spedizioni doganali, hanno compreso che quella presentazione nascondeva un trucco, e le loro domande e le loro obiezioni hanno costretto i due esperti internazionali a dichiarare che era solo un seminario informativo e poi per mesi non se ne e’ piu’ sentito parlare.
Dopo oltre un anno vari agenti doganali apprendono che alcune delle agenzie doganali piu’ grandi stanno tenendo presso una universita’ privata un corso per preparare piu’ di cento (chi dice duecento) nuovi agenti doganali che dovranno essere assunti in una nuova grande agenzia che starebbe per essere creata da alcuni dei grandi nomi degli importatori albanesi.
In un famoso incontro con i principali contribuenti albanesi, il primo ministro Edi Rama aveva tenuto uno spettacolo dei suoi, descrivendo le dogane come un posto pieno di strani personaggi, mal vestiti e di incerta provenienza, che gestivano pratiche corruttive a dispetto degli onesti funzionari delle dogane, promettendo che tutto questo avrebbe avuto presto fine grazie all’intervento del suo governo.
Poche settimane orsono una bozza di decreto viene presentata ad una striminzita rappresentanza degli agenti doganali, e precisamente ai rappresentanti delle agenzie piu’ grandi, tutti strettamente collegati ai principali importatori albanesi. Siccome l’Albania e’ sempre molto piccola, la bozza del decreto viene subito trafugata e chi la legge comprende subito quale trappola stia arrivando.
Dispersi dentro centinaia di pagine pedissequamente tradotte dalla normativa europea, alcuni articoli di questo VKM rivelavano la volonta’ del governo di sostituire in massa i quasi 2.000 addetti privati delle agenzie doganali attualmente in servizio con un numero non definito di nuovi agenti doganali, muniti di una nuova licenza concessa dalla Direzione delle Dogane dopo un apposito corso da loro istituito, forniti di una serie di requisiti professionali ma obbligatoriamente assoggettati al “gradimento” delle Dogane.
Inoltre, da una serie di colloqui con amici e conoscenti delle Dogane, venivano a sapere che il decreto era stato preparato direttamente dal Ministero delle Finanze e che conteneva almeno altre tre sorprese: l’aumento vertiginoso della garanzia finanziaria che ogni agenzia doganale deve fornire per poter operare, l’obbligatorieta’ di esercitare l’attivita’ sotto la forma della persona giuridica, e l’introduzione della responsabilita’ in solido dell’agenzia doganale con il cliente importatore (cioe’ se l’importatore non paga, deve pagare l’agenzia).
Non serve molto altro per comprendere che il disegno dell’agente doganale unico era tornato sul tavolo, anche se modificato, e che solo alcune grandi agenzie doganali, assistite da ingenti capitali e clienti importantissimi, quando non di proprieta’ proprio dei principali operatori, avrebbero potuto sopravvivere, dividendosi la torta degli attuali 30 milioni di euro annui di commissioni.
La prova delle cattive intenzioni e’ venuta in novembre, quando il governo ha approvato il decreto sulle dogane nella seduta del 10 novembre ma non lo ha pubblicato sul sito della Kryeministria, come il governo Rama e’ solito fare con le sue operazioni piu’ sporche, come fu il caso della concessione di Skavica, poi ritirata.
Infatti il decreto e’ diventato pubblico solo il 17 novembre con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale num. 199/17 con il numero 651 e il titolo Për dispozitat zbatuese të ligjit nr. 102/2014, "Kodi Doganor i Republikës së Shqipërisë".
Adesso il decreto e’ in vigore e tutti possono leggerlo, anche se la materia molto tecnica ne nasconde i contenuti piu’ “rivoluzionari”.
In estrema sintesi la garanzia che ogni agenzia doganale costituita almeno nella forma della societa’ di capitali deve presentare e’ stato portato da 5 e 10 milioni di lek a 50 milioni di lek, la questione della responsabilita’ in solido rimane confusa, ma invece e’ chiarissimo che tutti gli agenti doganali finora licenziati scadranno il 2 di marzo, e che per poter esercitare la professione di agente doganale (comunque alle dipendenze di una societa’ di capitali) sara’ necessario avere una serie di requisiti (cittadinanza albanese, laurea, 1 anno di esperienza in dogana, essere incensurati, non essere dipendenti pubblici, ecc) poi, dopo un corso istituito dalle Dogane, sostenere un esame con la Direzione delle Dogane.
Ma, sia per gli agenti doganali che per i loro collaboratori e aiuti, sara’ necessario ottenere la fiducia della Direzione delle Dogane senza che questa debba essere appoggiata a fatti oggettivi, altrimenti niente lavoro.
Per decreto del Governo, sara’ un ufficio nominato dal Governo a decidere chi potra’ lavorare in un lavoro totalmente privato, dove l’agenzia doganale semplicemente sostituisce l’importatore (privato) nei suoi rapporti con la dogana.
E’ come se il governo avesse la discrezionalita’ di decidere chi puo’ fare l’avvocato, o il contabile, o perche’ no, anche il panettiere o il macellaio.
Ma il combinato disposto di questa norma del gradimento, dell’aumento delle garanzie, dell’obbligo di costituirsi in societa’ di capitali, oltre a quella ancora non chiarita della responsabilita’ dell’agenzia per le insolvenze dell’importatore, e dei reali protagonisti di questa storia (i principali importatori del mercato albanese) introduce un altro scenario ben peggiore, quello di un oligopolio di agenzie, strettamente collegate al governo e controllate dagli attuali principali importatori, alle quali ogni altro importatore dovra’ di fatto rivolgersi per sdoganare le sue merci.
Se, come si sussurra, questa operazione e’ stata voluta in primis dai soliti Zamir Mane e Vilma Nushi (gia’ oggi titolari di agenzie doganali o di licenze di magazzino doganale con agenti dipendenti,e contemporaneamente leader nell’importazione di sigarette, farmaceutici, alimentari, abbigliamento, calzature, elettrodomestici, detergenti per la casa e per la persona, e molti altri settori) ogni loro concorrente sara’ in una condizione di assoluto sfavore, dovra’ rivelare loro ogni dato riservato della propria attivita’ economica e potra’ da loro essere bloccato in ogni momento.
Insomma, avendo gia’ privatizzato quasi ogni cosa, il governo Rama inizia ora il suo vero esperimento sociale: privatizzare in conto terzi anche il libero mercato.
