Il doppio standard della UE in materia di riforma giudiziaria

exit.al 23 Korrik 2017, 13:01

L'Unione Europea è apparentemente molto vicina a innescare la cosiddetta procedura dell'articolo 7 contro la Polonia, che significa revocare il diritto di voto della Polonia nella UE. Finora, questa sembra essere una minaccia a vuoto, come quella del Primo Ministro ungherese Viktor Orbán che ha promesso di porre il veto a qualsiasi decisione degli Stati membri della UE.

Tuttavia, la veemente risposta della UE contro la riforma del sistema giudiziario della Polonia, si presenta come una sorpresa, se si guarda alle sue politiche al di fuori della UE verso i potenziali stati membri.

La posizione, apparentemente di principio, della UE in questo dibattito è in netto contrasto con la sua posizione verso la riforma della giustizia in Albania. Il nucleo della riforma del sistema giudiziario in Albania è la rivalutazione, da parte delle istituzioni del vetting, di tutti i pubblici ministeri e di tutti i giudici. I membri delle istituzioni del vetting sono eletti dal Parlamento e basano le proprie decisioni su informazioni fornite da istituzioni governative, compreso ILDKPKI, il Ministro degli Interni e i servizi di sicurezza.

Come già spiegato da Exit, la preoccupazione principale dell'opposizione e delle organizzazioni dei giudici è stata proprio la potenziale acquisizione di tutto il processo da parte del Governo. In altre parole, le loro preoccupazioni sono esattamente le stesse espresse dalla UE verso la Polonia: spostare il sistema giudiziario nelle mani del Governo.

La Commissione di Venezia, nel suo parere sulle modifiche costituzionali che hanno introdotto il vetting in Albania, ha dichiarato:

“La Commissione di Venezia ritiene che il riesame completo del sistema giudiziario può essere visto come appropriato nel contesto albanese. Tuttavia, rimane una misura eccezionale. Tutte le successive raccomandazioni del presente parere intermedio si basano sul presupposto che il vetting completo della magistratura e dei pubblici ministeri dispone di un ampio sostegno politico e pubblico all'interno del Paese. Si tratta di una misura straordinaria e temporanea; questa misura non è consigliata in Paesi dove la corruzione all'interno della magistratura non ha raggiunto tali dimensioni”.

Nel suo parere sul pacchetto di riforma giudiziaria, la Commissione di Venezia ha citato esplicitamente la riforma giudiziaria in Ucraina, dichiarando che la “valutazione di qualificazione deve essere considerata come del tutto eccezionale”.

Se guardiamo ai rischi e alle minacce della riforma giudiziaria in Ucraina, questi sembrano un pò come quelli in Albania. E se guardiamo la sua effettiva attuazione, sembra che tutto sta andando per la strada sbagliata. Per cominciare, “qualcuno” potrebbe avere “volutamente abbassato i punteggi di un gruppo di giudici e aumentato quelli di un altro”.

Può essere vero che il sistema giudiziario in Albania, afflitto come sembra essere dalla corruzione, ha bisogno di una rivalutazione approfondita. Può anche benissimo essere che l'Unione Europea consideri questa una delle principali priorità in vista della apertura dei negoziati di adesione. Allora, non si capisce perché l’Unione Europea rimanga in silenzio di fronte alle dichiarazioni del Primo Ministro, che sono una perversione che trovo molto difficile da accettare.