L’Albania può avere 200-300 o più burocrati, persone di nomina politica, ladri o corrotti che si trovano nelle alte sfere dell’amministrazione o sono parte del sistema giudiziario.
E noi tutti testimoni che questo Paese ha importanti problemi da risolvere rapidamente e con criteri giuridici chiari e accettati da tutti. Ma c'è un uomo che non la pensa così. Il Primo Ministro albanese, senza precedenti, ha pubblicato una lista di 100 nomi di impiegati e funzionari, che fanno parte dell'amministrazione o del sistema giudiziario, che si sono comportati male nei confronti dei cittadini.
Per coloro che hanno vissuto o sentito parlare della dittatura, la pubblicazione di questi nomi è simile ad un processo pubblico. Questo dimostra che Edi Rama è un piccolo dittatore, circondato dalla corte di servitori che delizia e strofina la pancia con i nomi dei nemici ed è circondato da un seguito di spie che oggi si sentono altamente apprezzate dal Primo Ministro.
Esprimere opinioni on-line può servire a Rama come strumento di propaganda in una società come la nostra, che per quasi cinque decenni è stata alimentata più dall’ipocrisia che dalla verità.
Edi Rama sta godendo da questo processo di denuncia online, come godono quelli che scrivono commenti con parole oscene sotto a delle frasi pubblicate on-line.
Qualcuno con conoscenze giuridiche dovrebbe dire al Primo Ministro che, a partire da oggi, ci sarà più lavoro per la giustizia. Pubblicare il nome di un cittadino in una lista nera, senza prove, significa violare la Costituzione e diverse altre leggi che proteggono dall’abuso i cittadini e i funzionari governativi.
Penso anche che ci sarà qualcuno che inizierà un procedimento legale contro questa mentalità dittatoriale di insultare, umiliare e dominare il personale di uno Stato che non funziona correttamente. E così nel 2017 non è più una giustificazione: "Il compagno Enver non sapeva le cose”. Ora, ha Facebook.
