Pochi giorni fa il Commissario Europeo per l'Allargamento Johannes Hahn ha rilasciato un’importante dichiarazione per quanto riguarda l'Albania e il suo futuro europeo.
“Ancora una volta io non voglio dare una data fissa, perché dipende anche dall’intelligenza politica, il che significa prendere il passo giusto al momento giusto, quindi la priorità è la qualità piuttosto che la velocità. L'obiettivo finale è quello di ottenere il sostegno di tutti gli Stati membri a fare il passo successivo.
Pertanto, vorrei chiedere la vostra comprensione nel non dare una data fissa…”
Nascondendosi dietro l'insignificante, persino ridicolo, termine “qualità”, Hahn sta cercando di dire con chiarezza: l'Albania non riceverà in qualunque momento un invito per l'apertura dei negoziati, perché questo non è supportato da alcuni Stati membri. La decisione per l’apertura dei negoziati viene presa dal Consiglio Europeo all’unanimità.
La dichiarazione di Hahn mostra qualcosa di più grave, cioè vuole dire che la Commissione Europea non è pronta ad emettere una raccomandazione positiva al Consiglio per quanto riguarda l'avvio dei negoziati con l'Albania.
La situazione è paradossale dato che due anni fa, nel dicembre 2015, la Commissione ha raccomandato al Consiglio l'apertura dei negoziati. Ciò significa che negli ultimi due anni la situazione in Albania si è deteriorata. Nel suo discorso Hahn ha spiegato che cosa si è deteriorato: la coltivazione e il traffico di cannabis e l'emigrazione illegale, i due problemi principali del Governo Rama.
Dato che la Serbia e il Montenegro stanno già facendo progressi nei negoziati di adesione, con l'aspettativa generale che diventeranno membri dell'UE nei prossimi tre o quattro anni, le probabilità per l'Albania sono basse.
Per questo motivo, negli ultimi due anni l'intera attività politica della UE per quanto riguarda l'Albania è stata orientata e focalizzata verso “l’integrazione” dell'Albania all'interno della Regione, piuttosto che in Europa. Per il momento Bruxelles per l’Albania ha in mente i Balcani e non l’Unione Europea.
La battuta d'arresto del processo di integrazione è stata confermata anche dall’Ambasciatore UE Romana Vlahutin, subito dopo il suo ritorno dal meeting annuale degli ambasciatori dell'UE con l’Alto Rappresentante Federica Mogherini.
Mai in precedenza la Vlahutin aveva menzionato la cannabis come la condizione per l'apertura dei negoziati. Menzionando la cannabis come una priorità, mostra un cambiamento fondamentale del suo punto di vista.
Conoscendo la sua stretta amicizia con Edi Rama, si può presumere che la Vlahutin è stata costretta dai suoi capi a dare la priorità alla questione della cannabis, dimostrando che la cannabis è attualmente un problema critico per le alte sfere politiche degli Stati membri dell’UE.
Nemmeno 24 ore dopo la dichiarazione della Vlahutin, il Ministro degli Esteri Bushati ha confermato la prospettiva cupa dell’integrazione dell'Albania nell’Unione Europea, in modo ovviamente discreto, ma chiaro.
Nella riunione dei ministri degli esteri dei Balcani Occidentali, tenutasi a Tirana, Bushati ha evidenziato che uno dei pericoli affrontati dai paesi dei Balcani Occidentali è che l'espansione della UE potrebbe smettere di essere una priorità per gli Stati membri.
In realtà, di tutti i paesi dei Balcani Occidentali, solo la Slovenia e la Croazia sono già membri, mentre la Serbia e il Montenegro sono nel bel mezzo dei negoziati di adesione e sono destinati a diventare membri nei prossimi 3-4 anni. Il pericolo avvertito da Bushati riguarda solo l'Albania, il Kosovo e la Bosnia-Erzegovina, mentre la Macedonia rimane ostaggio dell’opposizione della Grecia contro il suo nome.
Ma la situazione in Albania è più grave di un semplice stallo nel processo di integrazione. E’ stato reso noto nei giorni scorsi che paesi come l'Olanda esigono la revisione di alcuni processi di integrazione con l'Albania, tra cui la libera circolazione delle persone all'interno dello spazio Schengen e la reintroduzione del sistema dei visti per gli albanesi.
Di fronte a questa grave situazione, il Primo Ministro Rama, che è il principale responsabile rispetto alla cannabis e all’immigrazione, resta ignaro, non informato e compiacente.
Quello che i governi europei sanno molto bene, ma che il Primo Ministro nega, è che il crimine albanese in Europa ha preso il sopravvento a causa della coltivazione e del traffico di cannabis. I ricavi provenienti da questo commercio hanno creato una risorsa immensa per gli albanesi e per la criminalità internazionale.
Di fronte a questi fatti, la retorica filosofica del Primo Ministro albanese appare vuota ed è un segno di una mancanza di volontà di combattere la droga e il crimine, riaffermando così il pessimismo dei paesi europei per quanto riguarda l'Albania.
La notizia peggiore per l'Albania è che il Presidente del Consiglio dimostra una mancanza di comprensione dello stato di diritto e un’incapacità di guidare il Paese verso l'integrazione europea.
Molto probabilmente con Edi Rama il processo di integrazione europea è morto e c’è il pericolo che non potrà essere ripreso neanche dopo che lui lascerà l’incarico di Primo Ministro, semplicemente perché agli europei è venuto un costante mal di testa causato dall’Albania.
