Nei giorni scorsi il governo ha diffuso una serie di dati abbastanza trionfali in cui si evidenziava il successo della raccolta fiscale dei primi due mesi del 2016 che porterebbero ad un surplus di circa 4 milioni di euro rispetto alle previsioni del budget 2016.
A margine delle notizie trionfali sulla raccolta fiscale, era la notizia che la spesa pubblica per investimenti era invece contenuta al 50% del piano, con una nota di commento che spiegava come questo fosse normale nei primi mesi dell’anno a causa dell’arrivo di un nuovo budget.
Negli stessi giorni il rapporto periodico del Fondo Monetario ribadiva la stima di una crescita del GDP reale per il 2016 al 3,4% gia’ annunciata e calcolata dal governo nel Budget 2016, con la prospettiva dichiarata di un avanzo primario che inizierebbe la politica di riduzione dell’enorme debito pubblico accumulato, prevista ed annunciata dal Decreto del 3 febbraio 2016 di approvazione del “Quadro Economico e Fiscale 2017 – 2019”.
In contemporanea da fonti vicine alla BERS si veniva a sapere che quest’ultima stava preparando una operazione finanziaria a beneficio della KESH da 218 milioni di Euro, per consentire a quest’ultima di ridurre le esposizioni commerciali a breve con il sistema bancario locale.
Il tono che la stampa ha usato per divulgare queste quattro notizie dava ad intendere che si trattava di buone notizie, cioe’ che finalmente l’economia albanese era “nella direzione giusta”: crescono le entrate fiscali, rallentano le spese, si riduce il debito e infine si consolidano le poste di bilancio dell’azienda elettrica, il futuro e’ migliore!
Ancora una volta, prima che nei dati economici, nel modo di annunciarli si legge il continuo tentativo del governo di manipolare l’opinione pubblica, e quello piu’ timido delle Istituzioni Finanziarie Internazionali di non smentire il governo, che in definitiva, essendo uno dei loro azionisti, e’ seduto nelle loro assemblee e concorre ad approvare nomine e carriere.
Come prima osservazione, il debito della KESH e di tutto il sistema elettrico pubblico ha proporzioni disastrose che variano tra 1,5 e 2 miliardi di euro, e grazie ad una serie di artifici contabili e interpretativi non e’ incluso, se non in piccola parte, nel calcolo del debito pubblico, ma se la KESH ricorre alla BERS non e’ solo per unificare il debito commerciale a breve, ma piu’ probabilmente per riuscire a rinnovarlo e a consolidarlo (vale a dire per trasformarlo in debito con scadenze piu’ lunghe) anche a costo di avere maggiori oneri finanziari, e questo per via delle difficolta’ che le banche di secondo livello hanno nel rinnovare gli overdraft ad un cliente molto al di sotto di tutti i parametri di solvibilita’ accettabili.
In ogni caso sostituire un debito con un altro maggiore non e’ un buon principio, anzi e’ un comportamento tipico di chi sta per precipitare in un gorgo senza fondo. Non sappiamo di piu’ di questa operazione, ma il sentore e’ che stiano per venire a galla i gravi problemi fin qui nascosti all’opinione pubblica, alla quale si e’ invece detto finora che la riforma del sistema elettrico era uno dei grandi successi di questo governo.
Come seconda osservazione, la progettata riduzione del debito pubblico (che potrebbe invece crescere di 220 milioni solo con l’operazione sopra citata) sulla base del piano triennale presentato in occasione dell’approvazione del budget 2016 continua ad apparire semplicemente irrealistica, visto che si basa su previsioni di crescita reale del sistema economico albanese che iniziano con il gia’ citato 3,4% per il 2016, seguita dal 3,9% nel 2017 e infine un tronfio 4,2% nel 2018 e nel 2019.
Ma queste previsioni del governo si riferiscono alla crescita reale del GDP, alla quale andrebbe sommata, per arrivare alla crescita nominale, l’inflazione pianificata al 2,3% nel 2016, del 2,7% nel 2017 e del 3% negli anni seguenti.
In parole semplici per rientrare del debito pubblico fino ad un livello accettabile, bisogna (e lo dice il governo nel documento di pianificazione) che il GDP nominale cresca consecutivamente nei prossimi anni tra il 6 e il 7,5% all’anno, il tutto calcolato a cambi fissi con quelli odierni.
Questo obbiettivo e’ gia’ poco probabile senza una enorme iniezione di capitali dall’estero, che siano sotto forma di rimesse o sotto forma di investimenti stranieri diretti (tema che analizzaremo in un prossimo articolo), ma e’ ancora piu’ improbabile se il risultato pratico delle politiche di governo si dimostrasse con effetti economici recessivi, quale e’ infatti il segnale che arriva dalle prime due notizie citate in questo articolo: si raccolgono piu’ tasse ma si spende di meno; infine l’obbiettivo diventa assolutamente impossibile se l’inflazione non c’e’, o addirittura c’e’ deflazione, che e’ quello che alcuni economisti piu’ attenti stanno denunciando da settimane. A dare la mazzata finale e’ il calo evidente della popolazione, che puo’ far crescere temporaneamente il GDP procapite, ma produce, gia’ nel breve termine, un calo sensibile della domanda (dei consumi) e dell’inflazione, e quindi un calo del GDP reale complessivo.
Infine e’ assai difficile ipotizzare un clima espansivo dell’economia quando falliscono o stanno per fallire tutti i principali attori nazionali dell’economia produttiva (Kurum, Armo, altri?), ancor di piu’ in un contesto premiante solo per i grandi importatori, parzialmente esenti dai rischi e dai ricatti del capitale fisso e di un sistema pubblico fortemente estorsivo.
