2018, il monismo non si combatte con i supereroi

exit.al 31 Dhjetor 2017, 17:53

Dopo lo strappo costituzionale, “garantito” attivamente dai due ambasciatori che dovrebbero rappresentare piu’ degli altri i valori democratici, e tollerato silenziosamente da quegli altri ambasciatori privi di “luce propria”, nell’imbarazzato silenzio di molti che il concetto di democrazia l’avrebbero pure compreso, la platea degli albanesi attende, tra un brindisi e l’altro, di comprendere cosa succedera’ ora.

La questione non e’ affatto semplice.

Da un lato e’ evidente che Rama ha deciso di giocare la partita del suo potere personale con ogni mezzo, e dopo aver paralizzato la nomina di KLP e KLGJ, ha imposto un suo Procuratore Generale e adesso spingera’ per fingere l’attuazione di una riforma che in realta’ risulta totalmente incagliata a causa della sua stessa complessita’ e della sostanziale opposizione di tutto il corpo politico e amministrativo albanese.

Contemporaneamente Rama comincia la costruzione della narrativa che deve attribuire all’opposizione ogni responsabilita’ per il sempre piu’ evidente insuccesso nei negoziati di adesione, cosa che gli riuscira’ assai facile grazie alla straodrinaria raccolta di poteri e al conseguente “tsunami” di servilismo scatenato nei corpi intermedi del paese. Ma anche un simile successo non risolverebbe il problema, perche’ trovato il colpevole, mancherebbe pur sempre la soluzione. L’esercizio dialettico risolvera’ solo il problema interno, comunque diventato del tutto trascurabile in un contesto apertamente monista.

Qualche guerricciola tra oligarchi segnera’ una serie di riposizionamenti attorno alla corte, ma nessuno potra’ piu’ intervenire per sbloccare le cause di una economia sempre piu’ bloccata, e l’attesa degli Investimenti Stranieri diventera’ come l’attesa della data dei negoziati con la UE. Il piano “One Billion Dollar” continuera’ ad occupare le pagine dei giornali e le fantasiose dichiarazioni del Ministro delle Finanze, ma le poche proposte si areneranno sul mondo bancario alla ricerca di quella cosa che manca sempre a tutti, oligarchi albanesi compresi, il denaro.

La fuga della popolazione albanese diventera’ un fenomeno sempre piu’ evidente, in particolare nella fascia medioalta della popolazione, quella che ha aspirazione e strumenti intellettuali per inserirsi ovunque, e in un paese con la valigie in mano sara’ sempre piu’ difficile far crescere i consumi, figuriamoci i redditi.

E ora veniamo all’opposizione. Come prima cosa bisognerebbe individuarla in modo scientifico: in un sistema monista, chi puo’ essere definito un oppositore?

Se usiamo il termine nella sua accezzione normale occidentale, l’opposizione e’ l’insieme dei partiti parlamentari e dei movimenti politici extraparlamentari che manifestamente non concordano con l’azione politica e amministrativa del governo. Sarebbero cioe’ il PD, l’LSI, i ciam e una manciata di partitini di famiglia, con i relativi leader un po’ consumati, sopravvissuti a mutazioni, alternanze, congressi, e qualche mandato parlamentare o addirittura di governo.

Ognuno di loro dovrebbe interpretare la parte del leader incorruttibile che propone ricette salvifiche per il paese, per sottrarlo alla corruzione, all’abuso del potere, all’orgia monopolistica, alla graduale e insistente penetrazione della criminalita’ organizzata nell’economia e nella societa’, proponendo riforme legali, elettorali, costituzionali, economiche e sociali per dare ai cittadini la speranza di costruire un futuro migliore, ma la realta’ e’ che la loro credibilita’, nessuno escluso, e’ stata consumata inesorabilmente dai recenti trascorsi politici, e la prova finale e’ proprio nel fatto che nessuno di loro si azzarda a chiamare il popolo in piazza, ben sapendo che non sarebbe seguito.

Una prospettiva di opposizione parlamentare, con proposte di legge e dibattiti, non sembra credibile dati i numeri del Partito Socialista e la sua espressa volonta’ di non lasciare alcun spazio agli avversari, anche le recenti scaramucce parlamentari hanno dimostrato l’impraticabilita della strada parlamentare, che porterebbe a qualche strepitio, molte espulsioni e solo voti scontati nel risultato. E poi come discutere di regole della vita comune, se proprio la regola base, quella che definisce le regole del gioco politico, e’ stata apertamente violata e irrisa, con tanto di benedizione degli internazionali?

Quindi niente piazza e niente Parlamento, e presumibilmente nemmeno Ambasciate. Tutto inutile, non credibile, non funzionale. Allora tutti questi politici irresponsabili, fino a poco tempo prima considerati dei supereroi, causa della propria e altrui sventura, aspetteranno, lamentandosi e piangendosi addosso, una improbabile tornata elettorale che comunque sara’ celebrata con regole e norme dettate dal potere assoluto, con risultati che gia’ oggi potremmo prevedere esilaranti.

Un tunnel senza fine per supereroi che hanno smarrito i loro poteri, leader senza leadership.

Ma l’opposizione in Albania non puo’ essere ricondotta solo ad un pugno di autoproclamati leader, immarcescibili professionisti della politica, e chiunque sappia ascoltare comprende che il malcontento popolare verso la dirigenza del paese sta arrivando uniformemente verso un livello di allarme, per ora testimoniato dai molteplici tentativi di emigrazione.

La stupida arroganza dei livelli intermedi dell’amministrazione, i loro abusi e le loro estorsioni quotidiane a danno dei cittadini piu’ semplici e politicamente indifesi, facilmente confrontate con il favore invece riservato ai grandi ladri di stato e amici del potere, presto creera’ un altro tipo di opposizione, questa si tipica della dittatura e ben conosciuta anche in Albania: la resistenza passiva, il mugugno e il boicottaggio strisciante che finisce per paralizzare lentamente tutta la societa’.

Questa e’ di fatto la realta’ attuale: l’opposizione organizzata politicamente non esiste, esiste invece un diffuso malcontento popolare, ed ha una base assai vasta, e si allarga ad ogni nuova iniziativa di un governo solo in qualche modo legittimato da un voto molto discutibile, ma non certamente dal risultato delle sue azioni,  e che si e’ infilato in una strategia di dominio senza ritorno.

Solo una comprensione profonda della situazione sociale ed un sincero approccio ai problemi della gente e del paese, con passi indietro e prove d’umilta’, ripetute e spiegate, possono creare le condizioni perche’ la folla degli scontenti diventi schieramento politico, e perche’ un personaggio normale diventi sufficentemente carismatico (o perlomeno credibile) per essere identificato dal popolo come un potenziale leader dell’opposizione: solo allora l’epoca dei supereroi potra’ finire per sempre.