Il dibattito sui social media si e' scatenato sulla proposta del democratico Spaho di introdurre per legge l'obbligatorieta' del voto per ridurre l'effetto della calante affluenza elettorale.
Ancora una volta la politica albanese sorprende per la sua incapacita’ di stabilire un dibattito su cose di rilevanza per la vita pubblica, per perdersi in discussioni dottrinali su aspetti irrilevanti per i cittadini, lanciate con tempismo sospetto, apparentemente al solo scopo di spostare il discorso dai temi scottanti che espongono tutta la classe politica albanese al malcontento generale.
Dire oggi, due mesi dopo un’elezione parlamentare che ha visto una forte astensione, che bisognerebbe introdurre l’obbligatorieta’ del voto per legge, ha qualcosa di molto stonato.
Anzi, sembra proprio la dimostrazione dell’incapacita’ generalizzata di concepire politiche pubbliche con il consenso, ricorrendo sempre, in un paese in cui nemmeno il governo applica le leggi, alla minaccia della legge.
Il dibattito sull’obbligatorieta’ del voto e’ stato gia’ consumato dai costituzionalisti di tutto il mondo per quasi un secolo, senza riuscire a raggiungere una posizione chiara e convincente: anche in Italia si e’ definito il voto un diritto-dovere, ma nonostante questo non si e’ potuta individuare una sanzione adeguata che non violasse altri principi, e una legge che stabilisce un obbligo senza prevedere una pena (nullum crimen sine poena) diventa solo un astratto principio.
Se proprio dobbiamo discutere di come migliorare il processo elettorale in Albania per garantire le basi democratiche del paese, dobbiamo partire da piu’ lontano.
Nell’attuale processo elettorale in Albania abbiamo una certa difficolta’ a garantire a tutti l’esercizio del diritto di voto (zone rurali, emigrazione), una enorme difficolta’ di identificare esattamente quelli che hanno diritto al voto (liste elettorali manipolate, doppioni, false residenze), una straordinaria quanto voluta difficolta’ a garantire all’elettore di poter scegliere per chi votare (difficile presentazione di nuovi partiti, liste bloccate, mancanza del voto di preferenza), una insormontabile difficolta’ a limitare la compravendita dei voti, e infine una costante difficolta’ a contare correttamente ed in modo credibile per tutti quei pochi voti liberamente espressi.
Il voto obbligatorio non sembra curare nessuno di questi problemi, anzi sembra solo un paliativo per nascondere il naturale effetto provocato dai problemi veri.
La scarsa affluenza alle urne e’ infatti il piu’ visibile dei segnali del malessere di una intera platea elettorale, che non trova piu’ accettabile il comportamento dell’intera classe politica.
Forse i presunti partiti dell’opposizione albanese potrebbero partire dalla legge elettorale, o dal dibattito sulla democrazia interna negli statuti dei partiti politici, ed evitare di dare l’impressione di cercare di prendere i voti dei cittadini con la forza della legge.
