Negli scarni tentativi di dibattito politico dopo il trauma elettorale emergono, tra i tanti silenzi, alcune posizioni che fanno presagire un grande disastro politico. Una buona parte dei simpatizzanti dell’area politica normalmente rappresentata dal PD esprimono la loro delusione e la loro totale sfiducia nella “rinnovata” leadership del PD, mentre una parte dei militanti dello stesso partito esprime un rancore fortissimo contro l’altro grande schieramento politico di fatto all’opposizione, l’LSI, considerandolo la ragione del loro disastro elettorale e accusandolo di non essere vera opposizione. A questi si aggiungono alcune dichiarazioni di esponenti di medio livello del Partito Democratico che argomentano sul “diritto” del PD di avere la leadership dell’opposizione.
Dall’altro lato, con argomentazioni del tutto simili, molti personaggi dell’LSI accusano Basha e il PD di aver determinato le cause di una situazione elettorale e parlamentare catastrofica, grazie alla quale il Partito Socialista detiene la maggioranza assoluta del Parlamento, e di aver minato il sistema politico con un accordo non trasparente il cui prezzo sarebbe costituito da benefici personali.
Il sospetto che ognuna delle due forze d’opposizione nutre per l’altra, e che moltissimi elettori nutrono per tutti e due, e’ che, invece di fare opposizione, l’altro partito voglia solo essere la stampella del partito di Governo, magari gia’ alla prima votazione qualificata del Parlamento.
Gli argomenti a sostegno di queste tesi ci sono tutti: il negoziato segreto tra Rama e Basha mai spiegato apertamente al pubblico, la permanenza dei ministri dell’LSI (e di quelli tecnici) fino all’ultimo giorno di governo, la mancanza di argomentazioni vere di opposizione da parte di tutti e due, i precedenti di governo congiunto, le allusioni oggi negate di accordi validi anche dopo le elezioni, la concessione della Presidenza della Repubblica a Meta, o dell’Avvocato del Popolo (e presumibilmente del KLSH) al PD, la sostanziale incapacita’ di opporsi, e infine il naturale desiderio di dividere un qualche potere e possibilmente un qualche budget.
Contemporaneamente la maggior parte dei leader politici dell’opposizione (o meglio, quelli che non sono riusciti ad entrare nel governo) sembra scomparsa nei luoghi di villeggiatura all’estero, rinchiusa in un ostinato silenzio dal giorno della pubblicazione dei risultati elettorali. Nessuna notizia o dichiarazione politica da parte di Blushi o di Boiaxhi, e nemmeno dai Cam, e desolante silenzio anche degli alleati del PD come Repubblicani e Agrari Ambientalisti.
Con l’opposizione in questa situazione scomoda e di scarsita’, sia di numeri che di argomenti, il Sultano Rama si diverte ad organizzare happening di presentazione del suo nuovo governo, volutamente dimostrando a tutti che il potere e’ tutto suo, e personale, e che ogni ministro potra’ essere da lui schiacciato o scacciato in qualsiasi momento e a costo zero.
Se i cosiddetti partiti di opposizione continueranno in questo modo, il Sultanato di Edi Rama durera’ quanto la resistenza biologica dello stesso Rama. Invece il paese, e la nazione, non potranno certamente resistere tanto.
Se c’e’ ancora qualcuno che vuole parlare di politica vera, in quasto paese, deve cominciare con una proposta di riforme istituzionali e costituzionali che possano restituire allo stato albanese un minimo di funzionalita’ democratica, ripristinando nella costituzione i “check and balance” necessari, eliminando gli impedimenti di fatto imposti dall’attuale sistema elettorale, definendo in modo esaustivo e non interpretabile i doveri di trasparenza e di “accountability” della pubblica amministrazione e della politica, e cosi’ via.
Solo chi riuscira’ a far sedere gli altri leader politici allo stesso tavolo per discutere di questo tishi
boiaxhi
po di riforme che possono salvare il paese dal baratro del Sultanato, potra’ essere il vero leader dell’opposizione.
Solo in seguito ognuno dei partecipanti a quel tavolo potra’ differenziare la sua proposta politica con differenti approcci economici o di politiche sociali, e proporre se i libri di testo delle scuole debbano essere gratis o a pagamento.
Il denominatore comune per costruire un fronte anti Sultanato che possa essere credibile per l’elettorato non puo’ che essere quello delle riforme istituzionali per ricostruire uno stato in senso democratico occidentale; ogni altro approccio, incluso quello utilitaristico finora evidenziato dal PD a favore di un sistema bipolare, sara’ la prova della mancanza di volonta’ politica di modificare lo status quo, e che la partecipazione alla gara politica avviene solo per garantirsi arricchimenti economici personali a danno della cosa pubblica.
