Tahiri attacca gli ambasciatori stranieri

exit.al 21 Tetor 2017, 13:29

Durante un'intervista rilasciata al programma Opinion di Blendi Fevziu, l’ex Ministro degli Interni Saimir Tahiri ha attaccato gli ambasciatori stranieri in Albania, in particolare quello americano, criticando i loro interventi negli affari interni del Paese, così come la bassa efficienza dei loro programmi di assistenza per la Polizia.

Tahiri si è opposto all’idea che la criminalità organizzata è un problema serio in Albania, affermando che le bande criminali attualmente esistenti possono essere facilmente annientate.

“A mio avviso non ci sono le famiglie mafiose, è un'esagerazione inutile. Naturalmente ci sono clan mafiosi, che possono essere facilmente annientati. L'Albania non è un Paese che ha così grandi ferite dovute al crimine e alla criminalità”.

Il giornalista lo ha contestato, citando le varie dichiarazioni internazionali degli ambasciatori stranieri legate alla crescente situazione della criminalità nel Paese.

Rispondendo alla menzione degli ambasciatori, Tahiri ha dichiarato:

“Ho un grande rispetto per gli ambasciatori in generale, anche se li ho conosciuti in modo diverso, ognuno con i propri problemi, sono umani”.

Con la sua affermazione “li ho conosciuti in modo diverso”, Tahiri è sembrato suggerire che essi non sono quello che sembrano in pubblico, insinuando ironicamente che gli ambasciatori hanno i loro peccati, come tutti gli altri.

Tahiri ha chiaramente espresso la sua opposizione all'intervento degli ambasciatori stranieri negli affari interni albanesi:

“Non ho preferito essere il tipo di politico che si prostra davanti agli ambasciatori. L’Albania è uno stato sovrano che risolve da solo i propri problemi”.

Questa critica sembra aver preso di mira in primo luogo gli ambasciatori degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, che sono stati straordinariamente attiva nella vita politica albanese e che hanno pubblicamente espresso pareri, condizioni e ordini ai politici nazionali.

Tahiri ha proseguito:

“L’Albania non ha bisogno di ambasciatori che indicano quante famiglie mafiose o clan ci sono, ma piuttosto quando parlano di polizia venissero a offrire un aiuto concreto”.

Egli ha basato questa critica sul fatto che i programmi di aiuti esteri, sostenuti e finanziati dai partner stranieri, non hanno dato alcun aiuto reale ed erano inefficienti:

“In 20 anni la Polizia di Stato ha ricevuto 90 milioni di € di aiuti, di cui 12 sono stati un aiuto vero e proprio, il resto sono state solo favole e corsi di formazione.

Nel frattempo, se la comunità internazionale ci vuole aiutare, deve farlo non con le parole e le favole”.

Con la sua critica Tahiri ha attaccato i diversi programmi, come ad esempio OPDAT, ICITAP e EURALIUS, avviate dagli USA e dalla UE per sostenere e addestrare la Polizia di Stato.