La vicenda Tahiri come manipolazione organizzata dell'opinione pubblica

exit.al 31 Tetor 2017, 07:24

Sembra che tutti i casi di interesse pubblico, ormai, non sono più incanalati attraverso le istituzioni pertinenti, ma, al contrario, vengono utilizzati per il giudizio dell’opinione pubblica disinformata. Questo modello si trasforma nella formula standard del Governo. Per questo scopo la maggior parte dei mezzi di comunicazione vengono utilizzati per iniettare e rendere ufficiale la versione dei fatti del Governo o vengono utilizzati per distorcere le informazioni.

Lo schema è più o meno il seguente: i media raccontano una notizia senza categorizzarla, senza separare i fatti dalle opinioni, senza citare fonti, notizie scritte da giornalisti incapaci e corrotti, senza interrogativi, anche quando si parla di gravi questioni di interesse pubblico. Questo modello è pericoloso quando si tratta di casi in tribunale, che dovrebbe essere guidato da principi di giustizia e di diritto.

Questa formula è stata applicata due settimane fa, prima della richiesta della Procura di arresto del deputato Saimir Tahiri. Tahiri ha presentato la sua strategia di difesa sulla base di due componenti principali:

  1. Screditare le intercettazioni, facendole passare come un caso che può accadere ad ogni politico del suo calibro, quando due criminali si vantano gli uni, gli altri delle loro conoscenze politiche.
  2. L'intimazione che queste intercettazioni diventano sempre più inutili come prova, visto che nel nostro Paese i politici non vengono condannati, anche se sono stati presi in flagranza di reato.

Questi due elementi sollevano dubbi circa le prove ottenute durante le intercettazioni, e politicizzano tutto il dibattito pubblico, che a quel punto era quasi interamente contro Tahiri. Anche se in linea di principio Tahiri ha detto che non aveva alcuna intenzione di difendersi utilizzando la sua posizione di deputato, non ha rinunciato alla sua immunità.

Questo teatro, avvenuto dietro la schiena dei cittadini, è stato un dramma che si è svolto in più atti, che è iniziato quando i media fedeli al Governo hanno iniziato a pubblicare gli stessi materiali, allo stesso tempo, con lo stesso contenuto e titolo. Inizialmente hanno tentato di screditare i tre procuratori, etichettandoli come cugini dell'ex Primo Ministro Sali Berisha e del figlio, Shkëlzen Berisha, da Tropoja.

Nel nostro caso, tutti i mezzi di comunicazione hanno utilizzato più o meno la stessa frase, “Il trio dei procuratori da Tropoja” o i “Cugini di Berisha”.

Collegando i procuratori con l'ex Primo Ministro Berisha, che è sospettato insieme con il figlio per la vicenda Gërdec e per l’uccisione dei manifestanti avvenuta il ​​21 gennaio 2011, il Governo relativizza il crimine di cui è sospettato l'ex Ministro Tahiri, mettendolo sulla pista politica.

Questo è stato solo il preludio di quello che è venuto dopo, un impegno enorme sui social media da parte dei sostenitori del Governo che hanno condiviso articoli pre-ordinati che accusavano l’opposizione di diffamazione. Ancora una volta l'opinione pubblica albanese è male informata, ed è stata divisa in due trincee, che si attaccano a vicenda per il profitto dei politici.

L’ex Ministro Tahiri è accusato di aver partecipato al narcotraffico condotto in collaborazione con una struttura criminale organizzata, così come è accusato di corruzione passiva di funzionari locali e dello Stato. Chiaramente, l’ex Ministro Tahiri non può aver agito da solo, ma avrà sicuramente avuto tantissimi collaboratori e sostenitori, che sono stati complici, a diversi livelli, dei crimini presunti.

Questa situazione costringerebbe qualsiasi governo a scoraggiare atteggiamenti simili fino alla piena divulgazione dei fatti. Al contrario, i media filo-governativi hanno interpretato i raduni dei sostenitori come segno di successo di Tahiri nel suo ruolo di ex Ministro degli Interni, e non come una scena premeditata dai complici nel crimine.

Nell'atto che ne è seguito, il Governo ha continuato a diminuire la credibilità della Procura durante la seduta, e attraverso i suoi mezzi di comunicazione, ha pubblicizzato materiali presi dai discorsi dei procuratori, facendoli passare come ridicoli e privi di fondamento. Nel frattempo, la seduta del Consiglio stesso è stata un chiaro abuso di diritto combinata con la pressione diretta verso i pubblici ministeri, che sono passati, in poche ore, da accusatori a imputati e che hanno dovuto rispondere alle domande del principale sospettato, Tahiri, e del suo avvocato.

Una procedura che, era originariamente destinata a dare alla magistratura una mano per un'indagine indipendente di sospetti coinvolti in politica, ha portato alla disinformazione del pubblico circa le competenze della Commissione dei Mandati e dell’Immunità, con l'aggiunta di poteri giudiziari che quest’ultimo non ha.

Allo stesso tempo ci sono altri aspetti che i media vicini al Governo hanno ignorato nel loro tentativo di disinformare polemicamente il pubblico:

  • Il dossier che riguarda gli accusati proviene dalla Guardia di Finanza italiana, insieme con le intercettazioni e tutti i dettagli, che rientrano sotto la segretezza delle indagini e non possono essere resi pubblici.
  • La Procura albanese ha avuto, anche prima, l'opportunità di condurre un'indagine contro l'ex Ministro Tahiri, ma è stata messa sotto pressione dalla politica e non ha avuto il coraggio di farlo.
  • Di conseguenza, questa crociata non è preparata né dall’opposizione né è stata avviata grazie al coraggio della Procura. Sono stati costretti a far partire le indagini a causa di fattori esterni.
  • Se il Governo vuole davvero arrivare alla verità, deve creare le condizioni adeguate per l’accusa, per metterla in condizione di condurre indagini senza interferenze politiche. L'attacco contro la Procura va non solo contro i principi democratici, ma anche contro lo spirito della legge “Sull’organizzazione e il funzionamento delle istituzioni per combattere la corruzione e la criminalità organizzata”, che all'articolo 13, definisce l'indipendenza di questo organo.
  • Contrariamente a ciò che viene affermato, la Procura ha il dovere di indagare su persone/politici, anche sulla base di informazioni che circolano nell'opinione pubblica.

Analizzando questo caso, ma anche gli altri che sono venuti prima, ci troviamo di fronte ad una macchina della propaganda organizzata su diversi livelli che mina ogni tentativo di rendere il Governo responsabile verso il proprio popolo, un Governo che manipola costantemente attraverso i suoi mezzi di comunicazione controllati e che è riuscito a minare i principi fondamentali di uguaglianza e separazione dei poteri.