Fatmir Xhafaj, un manipolatore seriale di leggi

exit.al 14 Maj 2018, 10:35

Dopo le accuse documentate da due ex ministri della Giustizia del Partito Democratico contro Fatmir Xhafaj, Presidente della Commissione Parlamentare per le Leggi (oggi anche Ministro dell’Interno),  di aver modificato il Codice di Procedura Penale inserendo un testo diverso da quello approvato in Commissione allo scopo di impedire l’estradizione in Italia del fratello Agron, dove deve scontare una condanna per narcotraffico passata in giudicato a 7 anni e 2 mesi, vengono alla luce altre accuse di manipolazioni delle leggi da parte di Fatmir Xhafaj.

Oerd Bylykbashi, deputato del Partito Democratico, ricorda altre precedenti manipolazioni del processo legislativo messe in atto da Fatmir Xhafaj, e lo fa con un post su Facebook che riportiamo sotto.

Se gli Habilaj avessero come cugino Fatmir e non Saimir.

Tutti sono rimasti sorpresi per il scandalo “Xhafaj”, ma se vediamo le cronache, capiamo che lui è recidivo in questo tipo di interventi.

Gia’ nell’ormai lontano anno 2014, molti ricordano che Fatmir Xhafaj, allora Presidente della Commissione Parlamentare delle Leggi, è stato accusato dall’opposizione per la falsificazione del progetto di legge dell’amnistia, portando al voto nella sessione plenaria una versione diversa da quella approvata nella Commissione delle Leggi, riscritta in modo che evitasse conseguenze per la compravendita dei voti verificatasi a Korca nell’ottobre del 2013.

Il 27 giugno 2016, su richiesta del PD, la Corte Costituzionale (quella che la riforma di Xhafaj ha chiuso fino a data da stabilirsi), ha deciso che la permanenza di Ardian Dvoranit alla Corte Costituzionale, ancora due anni dopo il termine del suo mandato di giudice, era anticostituzionale. E quindi Dvorani (casualmente cugino di Fatmir Xhafaj) doveva lasciare la Corte di Cassazione.

Le sentenze della Corte Costituzionale entrano in vigore subito dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Nel frattempo, Xhafaj, nella sua posizione di Presidente della Commissione Parlamentare per la Riforma della Giustizia ha inserito nei cambiamenti della Costituzione (poi approvati il 22 luglio 2016) un punto dove si permette che un giudice del Consiglio Supremo al termine del suo mandato, resti in servizio fino a quando non viene sostituito. Ed ecco fino a dove arriva l’organizzazione di Xhafaj, ritardando la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del verdetto della Corte Costituzionale a dopo l'entrata in vigore delle modifiche della Costituzione contenenti “l’emendamento Dvorani”, solo per lasciare suo cugino nell’incarico. Infatti i  cambiamenti della Costituzione sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale il 27 giugno (solo 5 giorni dopo l’approvazione) e dovevano entrare in vigore l’11 agosto 2016. Cosi Xhafaj si è preoccupato che il Centro delle Pubblicazioni Ufficiali (che dipende dallo stato) pubblicasse la sentenza della Corte Costituzionale contro Dvorani solo il 12 agosto 2016 (46 giorni dopo la data della decisione), quindi un giorno dopo l'entrata in vigore dell'articolo costituzionale “Dvorani” che ha tenuto Ardian Dvorani alla Corte Suprema. Anche oggi, Dvorani, il cugino di Xhafaj è un giudice della Corte Suprema. Da questa Corte ormai sono andati via molti membri, ma il cugino di Xhafaj è sanzionato nella Costituzione.

Per questo nessuno può stupirsi che Xhafaj, a capo della Comissione delle Leggi abbia falsificato la bozza del Codice della Procedura Penale per proteggere suo fratello dall’estradizione e dal carcere in Italia. Se un fratello non fa una cosa per suo fratello, per chi altri dovrebbe farla?

Adesso aspetto che escano gli analisti in sua difesa a dire: Xhafaj non si è coinvolto nel traffico di droga, ha fatto solo il traffico delle leggi e questo è meno pericoloso della marijuana di Sajmir.

Infatti, se gli Habilaj avesser come cugino Xhafaj e non Tahiri, oggi sarebbero uomini d’affari liberi a Valona. Ma chi puo’ lottare con il destino?