Dopo molti anni, e’ la prima campagna elettorale senza Berisha, e gli albanesi di sentono orfani, chi del padre della Patria, chi del nemico assoluto. E’ una campagna anomala, esplosa all’improvviso dopo il lungo surplace per il boicottaggio del PD, con un avvio stranito per la eliminazione delle coalizioni e soprattutto per il dubbio, a lungo coltivato da molti, che il gioco sia gia’ stato combinato prima, nella notte dell’accordo tra Rama e Basha, con un governo PS – PD che renderebbe inutile la conta dei voti.
Sembrava tutto scontato e invece i toni si sono alzati improvvisamente, perche’ piu’ di qualcuno intravvede, dietro all’accordo e all’eliminazione delle coalizioni, il tentativo di eliminare definitivamente tutti i piccoli partiti, per lasciare la politica in mano ad un bipartitismo obbligato.
Avevano iniziato il lavoro con gli accordi e la riforma costituzionale del 2008 decisa tra Rama e Berisha, ma Meta non e’ stato disposto a morire e ha lottato con i mezzi che aveva a disposizione, e cosi’ quello che doveva sparire e’ stato al governo ininterrottamente per due mandati, rinpinguando casse e consensi. Adesso ci riprovano Rama e Basha, e la vittima principale e’ ancora una volta Meta, che pero’ questa volta e’ molto piu’ forte ed attrezzato, e allora anche l’attacco deve necessariamente essere molto piu’ organizzato.
In realta’, se la politica albanese si potesse rappresentare con l’arco parlamentare, Meta starebbe in mezzo, e avendo i due grandi partiti congelato gli altri partiti piccoli impedendo le coalizioni, per i due grandi sarebbe cosa naturale se non obbligata cercare di prendere i voti di Meta, essendo improbabile di poter andare a prendere quelli dell’avversario principale. Ma questa e’ la lettura che prescinde dalle storie albanesi.
In realta’ l’accordo politico tra Rama e Basha, che rimane inconoscibile nei contenuti, ha rimesso tutti alla pari, nessuno sostenuto da una ideologia chiara e distintiva, nessuno sostenuto da un programma effettivamente diverso da quello degli altri, e in ogni caso nessuno fornito di una storia che renda credibile l’attuazione di quel programma. Tutti cercano di presentarsi come opposizione, di raccolgiere il malcontento, tutti pronti a sacrificare ogni promessa pur di entrare nel governo, tutti immemori di aver approvato in un recentissimo passato ogni provvedimento che oggi contestano.
Meta e’ stato il primo ad allearsi con il nemico storico, spinto dall’aggressione dell’alleato naturale, e tutti a dargli dell’infame, adesso anche gli altri adottano la stessa tattica, e tocca a lui accusare gli altri di infamia. E c’e’ una buona parte dell’elettorato che pensa che anche lui abbia ragione, cioe’ che siano tutti infami nella stessa misura.
Ma esiste pure il dubbio che questo bipartitismo forzato, voluto e difeso da due partiti la cui democrazia interna lascia parecchi dubbi per uno e molte certezze negative per l’altro, con una legge elettorale che di fatto nega (e presumibilmente neghera’ ancor di piu’ in futuro) lo spazio per la nascita di nuovi partiti, finisca per essere una diarchia chiusa con rotazione automatica del potere, una versione balcanica del sistema americano, non tra due partiti, ma tra due persone o i loro eredi, con il consenso di un ristrettissimo numero di oligarchi concessionari.
Ma anche il sistema americano, che visto da lontano sembra ai piu’ un sistema ideale, con il suo meccanismo “politicamente corretto” ha finito per dare rappresentanza piu’ ai bisogni delle grandi lobbies che ha quelli degli elettori, costringendoli, inscatolandoli e forzandoli dentro quei due contenitori, (tertium non datur) trasferendo la negoziazione degli interessi al di fuori del Parlamento e allontanando la politica dalla gente: questo e’ il motivo che ha reso possibile l’elezione a sorpresa di Trump, quali che potranno essere i risultati pratici.
E l’Albania non e’ l’America, il senso di responsabilita’ della classe dirigente non e’ lo stesso, e non e’ simile nemmeno la dimensione, che in America assicura una pluralita’ di soggetti “influenti” e la loro naturale contrapposizione, e molto meno radicato e’ il concetto di democrazia, e quello di diritti inalienabili del cittadino. Pero’, che sia stato imposto, o semplicemente suggerito, o che sia frutto di un mero calcolo utilitaristico, il modello bipartitico chiuso sembra un fatto ormai assodato, a meno di una profonda e sostenuta reazione dell’elettorato a favore dei presumibili esclusi, Meta, Blushi e Idrizi.
Su questo punta Meta, alzando i toni, minacciando ricorsi alle armi, annunciando non troppo probabili voti plebiscitari, e addirittura tuonando contro il pericolo degli oligarchi, fino a ieri argomento di Blushi e della Nuova Repubblica di Basha.
Ma il dato finale e’ che non si riesce piu’ ad intendere una vera diversificazione tra i “prodotti” concorrenti: i principali partiti offrono solo veleno ed accuse contro gli altri partiti, ma le loro proposte sostanzialmente non differiscono tra loro se non per qualche quantita’ in piu’ o in meno, tutti sono pronti ad allearsi con ognuno degli altri, principi morali o politici non se ne vedono, e sostanzialmente nessuno riesce ad essere convincente o credibile nelle sue promesse.
Ammesso che non sia gia’ stato chiuso il negoziato per la coalizione di governo, qualsiasi situazione uscira’ dalle urne, costringera’ i partiti a negoziati basati esclusivamente sul numero di mandati ottenuti, e cntemporaneamente, sul numero di mandati acquistabili contro corrispettivo economico.
Non sara’ un Parlamento, ma solo l’assemblea di una societa’ per azioni dove i grandi azionisti, forti di pacchetti consistenti di azioni, si contendono i pochi piccoli azionisti rimasti per prevalere nell’assemblea e far approvare una diversa distribuzione degli incarichi e dei dividendi.
Se qualcuno, non senza argomenti, accusa Meta di aver trasformato il suo partito in una Sh.p.k., dopo di lui anche gli altri due partiti principali si sono trasformati in sh.a., e adesso hanno costituito un cartello per approfittare della posizione dominante sul mercato. Logica e linguaggio degli affari, non della politica.
La politica e’ finita, evidentemente e’ un lusso che non ci possiamo piu’ permettere.
