A Barcellona una sinistra idiota affonda l’Europa

exit.al 2 Tetor 2017, 14:27

Le sinistre europee e i loro intellettuali di riferimento, da molto tempo in crisi per mancanza di cause credibili, palpitano per la piazza catalana dalla quale spuntano numerosi pugni chiusi. Il fremito rivoluzionario di una casta che si e’ lucrosamente venduta al grande capitalismo cerca di ritrovare la sfuggita energia con la piu’ improbabile e la meno internazionalista delle cause: l’indipendenza della repubblicana Catalogna dall’odiata monarchia spagnola.

Nell’isteria di una situazione gravissima che puo’ travolgere l’intera costruzione europea, giornalisti ed intellettuali rivedono l’epopea della Catalogna che lottava allo stremo contro l’avanzata franchista,  il mito che animava i loro impulsi rivoluzionari negli anni della gioventu’.

Ma le rivoluzioni con la pancia piena non si fanno, e la democraticissima non violenza messa in atto dagli indipendentisti catalani riesce solo a mostrare il “vecchio mostro repressivo” della Guardia Civil, nel goffo tentativo di impedire un referendum illegittimo, ingiustificato e autodistruttivo, con il risultato di fluviali commenti su tutti i media europei sulla “barbarie” dello stato centralista che spintona alcune inermi vecchiette.

Un bollettino sanitario esageratamente di parte riporta un certo numero di contusi che, se pure fosse esatto, ancora non sarebbe minimamente confrontabile con gli scontri di piazza del G8 a Genova, o con quello dei disordini spesso provocati da una banale partita di calcio, per non parlare delle stragi, quelle si vere, che accadono quotidianamente in Siria, o nel Mediterraneo.

Ma una piazza, quella catalana, affollata da migliaia di giornalisti di tutto il mondo, convocata da una giunta locale che vuole a tutti i costi e irresponsabilmente disobbedire allo stato e alla costituzione da loro stessi a suo tempo acclamata, deve “per forza” fare piu’ notizia delle vere tragedie del nostro tempo.

Dell’indipendentismo catalano, in una regione ricca e perfettamente integrata nei meccanismi europei, non si comprende lo scopo reale, e ancora meno si comprende l’irresponsabile gaudio delle sinistre europee che si compiacciono di poter protestare contro lo stato centralista governato da un partito nazional popolare.

E quello che tutti vigliaccamente tacciono, sono proprio le conseguenze di tanta irresponsabilita’.

Tra pochi giorni gli isterici indipendentisti catalani celebreranno la loro stupidita’ proclamando una pericolosissima indipendenza, dalla quale iniziera’ il crollo finale dell’organizzazione europea, di quell’Europa Unita, oggi gia’ barcollante, ma ingabbiata dentro un sistema di regole che non le potra’ mai consentire di accettare il fatto compiuto catalano.

Il Regno di Spagna, che e’ la piu’ antica monarchia costituzionale del mondo, ancora non ha riconosciuto l’indipendenza del Kosovo, come possono pensare i catalani ed i loro sostenitori della sinistra europea che possa accettare la Catalogna indipendente con pari dignita’ della Spagna, all’interno dell’Europa Unita?

E se anche la Spagna non esercitasse il diritto di veto che  le assegnano i trattati europei, quali paesi della UE, ognuno alle prese con varie pulsioni  indipendentiste di parti del proprio territorio (il Belgio tra fiamminghi e valloni, la Francia con corsi, baschi e catalani, l’Italia con Sicilia, Sardegna e leghisti veneti e lombardi, per non parlare dei problemi della Gran Bretagna anche se prossima all’uscita) potranno mai premiare una Catalogna indipendente?

L’Europa Unita e’ nata come un’associazione di stati centrali, regolata da trattati da loro sottoscritti ed accettati, e la sua trasformazione in un’associazione di regioni indipendenti, o di “piccole patrie”, e’ un complicatissimo esercizio che, in questa fase della storia, porterebbe al collasso generale.

Ma il dibattito “catalano” in Europa sara’ comunque sufficiente a paralizzare per sempre i disegni gia’ confusi del Processo di Berlino e l’integrazione europea di Kosovo, Albania, Macedonia e Montenegro.