La televisione pubblica albanese, che è finanziata direttamente dai cittadini albanesi, oggi ha interrotto la trasmissione del segnale delle immagini in diretta dal Parlamento per le altre stazioni televisive. La ragione dell’interruzione è stata la richiesta da parte di TVSh verso gli altri canali (privati) del pagamento dei diritti delle immagini provenienti dal Parlamento.
GRTV
A prima vista, la mossa di TVSh sembra una mossa assurda e arbitraria, ma in realtà è stata ben coordinata con il Governo, che esercita il pieno controllo della TVSh. Questo è stato confermato un pò più tardi, quando il Primo Ministro Edi Rama non solo ha sostenuto l'azione di TVSh, ma ha anche annunciato che in futuro nessuna telecamera sarà ammessa in Parlamento. Il Parlamento stesso dovrebbe investire nella tecnologia per la registrazione, per la diretta e dovrebbe creare un segnale per la trasmissione televisiva dei lavori parlamentari.
Come giustificazione, il Primo Ministro ha espresso la sua preoccupazione dicendo che le imprese televisive private stavano spendendo un sacco di risorse economiche per i giornalisti e per le telecamere per seguire i lavori del Parlamento, quando sarebbe più facile trasmettere solo un segnale diretto a loro.
Il precedente della Macedonia
Il suggerimento del Primo Ministro Rama di rimuovere i giornalisti e le telecamere dal Parlamento, viola una recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo.
Selmani e altri contro l’ex Repubblica Jugoslava di Macedonia riguarda il caso di sei giornalisti macedoni, Naser Selmani, Toni Angelovski, Biljana Dameska, Frosina Fakova, Snežana Lupevska e Nataša Stojanovska, che insieme ad altri riferivano dalla tribuna stampa del Parlamento della Macedonia sul dibattito per il bilancio del 2013. Il dibattito tra la maggioranza e l’opposizione era teso, mentre fuori c'erano gruppi di manifestanti.
Un gruppo di deputati dell'opposizione ha circondato il Presidente del Parlamento, mentre altri hanno bloccato l’accesso allo scranno del Presidente. Le forze di sicurezza sono entrate per portare via i deputati, mentre ai giornalisti è stato chiesto di andare via. Diversi giornalisti si sono rifiutati di farlo, affermando che era loro dovere informare il pubblico su quanto stava accadendo in Parlamento. Sono stati successivamente portati via con la forza.
Le forze di sicurezza, in seguito, hanno affermato che i giornalisti sono stati portati via per motivi di sicurezza, per proteggere le loro vite, mentre i giornalisti hanno dichiarato che queste giustificazioni erano false.
La Corte Costituzionale della Macedonia ha dichiarato che il comportamento delle forze di sicurezza è stato regolare e che ai giornalisti non è stato impedito di fare il proprio lavoro. Le forze di sicurezza hanno agito secondo la legge e secondo il regolamento del Parlamento.
A seguito di quanto accaduto, ai giornalisti è stato proposto di seguire i lavori del Parlamento attraverso un segnale video proveniente dalle telecamere del Parlamento stesso.
Libertà di espressione
I giornalisti macedoni hanno fatto appello alla Corte Europea di Strasburgo, contro la sentenza della Corte Costituzionale. I giornalisti reclamano che è stata violata la loro libertà di espressione e hanno sottolineato che i media hanno un importante ruolo di supervisione.
“La Corte ritiene che la rimozione dei giornalisti è pari a un'interferenza con la loro libertà di svolgere i loro doveri professionali e di informare il pubblico circa gli eventi che sono di notevole interesse per i cittadini della Repubblica di Macedonia”.
La Corte ha anche sottolineato l'importanza della presenza fisica dei giornalisti in Parlamento.
