Nei giorni scorsi il Presidente della Repubblica, Ilir Meta si e’ recato in visita ufficiale in Italia, dove ha incontrato il suo omologo Sergio Mattarella alla presenza del Ministro degli Esteri Angelini Alfano, i presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, e una delegazione del gruppo di amicizia parlamentare Italia Albania (peraltro apparentemente non prevista dall’agenda ufficiale). Ilir Meta, a differenza del Presidente della Serbia Vucic in visita ufficiale a Roma a fine luglio, non ha incontrato, neppure per un saluto, il Primo Ministro Gentiloni.
In Italia solo le agenzie di stampa e i siti istituzionali hanno riportato la notizia della visita, non risulta vi sia stata una conferenza stampa e la tradizionale lunga intervista su primario quotidiano nazionale, che normalmente viene pubblicata in contemporanea alla visita, e’ stata ridotta a otto domande pubblicate su “La Stampa” di Torino a firma di Francesca Paci, una brava giornalista specializzata in questioni islamiche e mediorientali, ma non un direttore o (perlomeno non ancora) una grande firma del giornalismo italiano.
Insomma la visita ufficiale del Presidente della Repubblica Albanese c’e’ stata, ma in un clima un po’ distaccato, come se la diplomazia italiana avesse voluto sottolineare, dopo tante manifestazioni di attenzione e sostegno incondizionato per l’Albania, che le relazioni tra i due paesi non vanno come dovrebbero.
Nel linguaggio diplomatico la distinzione tra visite ufficiali o visite di lavoro serve per veicolare particolari messaggi, cosi’ come gli incontri che vengono inseriti nell’agenda della visita, o le conferenze stampa, o le interviste sui quotidiani nazionali o sulle reti televisive. In particolare la prima visita ufficiale che un capo di stato o di governo fa all’estero e’ sempre un segnale diplomatico positivo, una dichiarazione di interesse e di amicizia.
E’ comunque un segnale molto positivo per l’Albania che il neo Presidente Meta sia stato invitato in visita ufficiale in Italia, solo poche settimane dopo l’inizio del suo incarico, come e’ un segnale positivo per l’Italia che Meta abbia deciso di fare proprio in Italia la sua prima missione ufficiale all’estero.
Ma un Capo di Stato in visita ufficiale non e’ un semplice uomo politico con la sua storia personale, le sue relazioni, le sue simpatie e le sue amicizie; in quel momento lui rappresenta solo ed esclusivamente il suo Stato, e tutto quello che riceve in termini di attenzioni e di protocollo va attribuito (o meglio spiegato) come un messaggio ufficiale al suo paese.
Non e’ un caso che il Primo Ministro Edi Rama, che da quando e’ insediato si reca in Italia quasi ogni settimana per questioni sue private, non risulti che abbia mai ricevuto un invito per fare una visita ufficiale in Italia, mentre le numerose visite in delegazione, ampiamente riportate dalla stampa albanese, sui siti ufficiali della Repubblica Italiana risultino tutte classificate come “visite di lavoro”, cosi’ come presumibilmante non e’ un caso il lungo silenzio e la sostanziale “distrazione” dell’ambasciatore italiano a Tirana.
Forse la spiegazione, il messaggio diplomatico, puo’ essere ricavato, piu’ chedalle risposte del Presidente Meta, dalle domande di Francesca Paci nell’intervista, che su otto domande, ne ha fatte due sull’Europa, una sulla lotta alla corruzione, una sull’indigenza delle classi povere e sul disagio dei giovani e ben quattro sul jihadismo albanese e sul monitoraggio dei confini.
Non tocca certamente ad exit.al l’interpretazione ufficiale dei messaggi diplomatici italiani all’Albania, ma forse anche in Italia hanno capito che il modello politico-sociale intrapreso dall’Albania in questi ultimi anni portera’ ad un grave aumento del disagio sociale ed economico, che in un contesto di corruzione diffusa crea, proprio ai confini dell’Italia, i presupposti per una “zona grigia” permeabile a quei fenomeni che piu’ preoccupano la sicurezza italiana. E sono proprio quei confini che la criminalita’ della droga viola ogni giorno senza un efficace contrasto da parte governativa albanese.
Insomma, il gioco si complica: l’Italia pretende che le istituzioni albanesi controllino efficacemente i propri confini, ma per essere convincenti queste ultime dovrebbero interrompere il traffico della droga, in alternativa potrebbero spiegare all’italia che il traffico non e’ controllato da oscure forze criminali (in quanto tali reclutabili dalla jihad) bensi’ e’ controllato direttamente dal governo, ma questo avrebbe ben altre conseguenze.
